Settembre 30, 2023

Dieta per dimagrire

A dieta per dimagrire da sempre...?

Questo articolo è dedicato a chi si rivede nella frase: “sto a dieta per dimagrire da una vita”, persone che spessissimo incontro nelle mie giornate di lavoro, che mi raccontano di aver seguito la prima dieta intorno ai 10 anni, o nella prima adolescenza, altre poco più avanti con l’età e da quel momento di aver sempre oscillato tra momenti di dieta e momenti di anarchia totale.

L’alternanza tra questi due comportamenti, comporta diverse implicazioni, come ad esempio:

  • un rapporto con il cibo faticoso, oscillante tra ricerca del piacere e privazione del piacere
  • difficoltà nel controllare il peso, spesso aumento a gradini nel tempo (ovvero, tra una dieta e l’altra, il peso tende ad essere via via maggiore)
  • scollegamento con le proprie sensazioni e di conseguenza non saper decidere cosa mangiare senza che qualcun altro lo decida (professionista della nutrizione che elabora la dieta)
  • desiderio di ricevere prescrizioni molto precise,  altrimenti se c’è troppa libertà è altamente probabile che si rischi di strafare e perdere la bussola.

E’ tipico che queste persone siano in grado di seguire con molto rigore un piano alimentare, anche molto restrittivo, riuscendo a fare grande ricorso alla forza di volontà quando iniziano un percorso, spesso l’ennesimo percorso. Possono ricorrere ad una disciplina ferrea, per un certo periodo di tempo, anche lungo mesi.

Tuttavia, tipicamente, trascorso un certo periodo, mollano la presa e ritornano a quelle abitudini precedenti il periodo della dieta per dimagrire, vanificando così, lo sforzo fatto.

L’oscillare tra questi due stati porta ad una perenne mancanza di pace, oltre che, molto spesso, al cosiddetto ‘paradosso della dieta’ di cui ho già parlato (tra una dieta per dimagrire drastica e l’altra c’è un progressivo aumento di peso nel corso del tempo)

Inizio ogni dieta per dimagrire con entuasiasmo...

Queste persone mi dicono spesso questa frase: “quando decido di iniziare una dieta, sono estremamente preciso/a e la seguo con estremo rigore, ho bisogno di indicazioni estremamente precise, così non posso sgarrare”.

Questo atteggiamento sembrerebbe assolutamente positivo e funzionale allo scopo di perdere peso. Ho capito, tuttavia, nel tempo, che non è affatto così e anche il perché.

Applicarsi in una nuova dieta per dimagrire con estremo rigore, potrebbe, infatti, essere proprio l’atteggiamento che mantiene nello stato di “dieta per dimagrire da una vita”; questo è quanto ho osservato in anni di professione e ne ho compreso il motivo, confrontandomi con una psicoterapeuta dall’approccio analitico transazionale.

Dieta e psicologia

La psicoterapeuta con cui ho avuto il piacere di confrontarmi, mi ha descritto quell’approccio della psicoterapia, chiamato appunto analitico transazionale, nei suoi tratti essenziali e questo mi ha dato una chiave di lettura e anche la soluzione per quelle persone che si riconoscono nel quadro che ho descritto sopra.

In pratica, secondo il modello di pensiero transazionale,  la nostra personalità è fatta di un se’ bambino, un se’ adulto e un se’ genitore, che coesistono e che si esprimono in tutti gli ambiti della nostra esistenza.

L’ideale è che queste tre identità della nostra psiche siano in equilibrio tra loro, esprimendosi in maniera appropriata, senza che una prevarichi costantemente l’altra.

Cosa c’entra tutto questo con l’alimentazione?

C’entra perché ciò che manca tra l’approccio rigido e rigoroso del genitore e quello senza regole del bambino, è l’adulto che media.

L’adulto è la parte in grado di fermarsi, ragionare, razionalizzare, consapevolizzare, decidere, assumersi delle responsabilità. Tutte capacità, queste che fanno la differenza nell’evitare di mangiare quando non c’è davvero bisogno, nel sapersi fermare quando si è sazi, nel decidere che se si desidera uno sfizio, ce lo si concede senza strafare. In una parola, l’equilibrio.

Perché manca l’adulto? Come è possibile che – secondo quanto ho osservato su centinaia di persone con lo stesso problema, manchi questa parte del proprio approccio al cibo in tutti? Mentre intervengono invece, a corrente alternata, il se’ genitore e quello bambino, senza una parte che medi tra loro?

Il motivo per il quale viene tanto naturale oscillare tra questi due stati, è che tutti siamo stati bambini così come tutti abbiamo avuto una o più figure genitoriali che ci hanno fatto conoscere l’autorità, le regole.

La parte adulta di noi invece, va appresa e costruita, non è scontata. Questo ho osservato, e mi è stato confermato dalla psicoterapeuta con la quale mi sono interfacciata e vale per tutte le aree della nostra vita, compreso il rapporto con il cibo.

Spesso, chi lotta con il peso da tempo, facendo su e giù non solo con i kg in più, ma anche con l’umore, ha seguito la prima dieta per dimagrire da bambino e ha perso poi un sano e spontaneo rapporto con il cibo. Spontaneo, non istintivo, poiché si tratta di concetti diversi.

Dieta per dimagrire e approcci psicologici

Ho notato che l’approccio è questo, anzi questi due:

  • Da una parte quello del genitore severo, che sottopone se’ stesso a diete delle volte molto drastiche, con eccessivo deficit calorico e con rigidità militaresca
  • Dall’altra, quello del bambino che si diverte e gode senza pensare se stia mangiando sano e in quantità appropriate  e che, se lasciato troppo a briglia sciolta, può fare danni.

Il regime militaresco fa perdere peso ma non è sostenibile, quindi, quando inevitabilmente ci si rilassa, entra in azione il bambino, che riporta la situazione al punto di partenza, se non peggio.

Cosa manca in questo puzzle?

Manca l’adulto che è in grado di mediare, mangiando in quantità adeguate, scegliendo, concedendosi quello sfizio in più in modo consapevole e con serenità e lavorando su un cambiamento serio e duraturo di quelle abitudini che hanno portato alla perenne frustrazione.

L’adulto che pondera, che è capace di fermarsi, osserva, valuta e riflette, che non si getta sul cibo perché è arrivato ad avere una fame esagerata, ma che sa che, se mancano 3 ore al pasto e già avverte fame, fa uno spuntino per evitare di esagerare e stare male più tardi. Perché ha anche una visione più lunga rispetto a quella stimolata dalla fame immediata, della voglia incoercibile che viene dalla privazione.

L’adulto che si guarda, che attinge a un po’ di rigore e prescrizione del genitore, e un po’ al godimento senza pensieri del bambino, in equilibrio. In pace, accettandosi.

Che decide che quel pezzo di torta vuole proprio goderselo per bene, quella volta a settimana, senza mangiare una torta intera, e senza privarsene per mesi.

Esiste il modo per aiutare il vostro adulto a riappropriarsi di un sano rapporto con  il cibo. E partire dal piatto è sempre la base per costruire uno stile alimentare sano e duraturo nel tempo con pazienza e impegno. Non c’è altro modo.

Qual'è la soluzione?

Le modalità per affrontare questo percorso partono proprio dall’allenare giorno per giorno quanto brevemente ho accennato, in pratica sfruttando i principi della mindfullness, che applicati al cibo, corrispondono alla mindfull eating e alla sua cugina intuitive eating, di cui parlerò a breve in un prossimo blog. Il bello è che, poiché si mangia tutti i giorni e più volte al giorno, c’è modo di allenare delle attitudini funzionali e sbloccare degli automatismi.

Chi segue un’alimentazione vegetale ha, inoltre, una corsia preferenziale per accedere a un approccio diverso al cibo, perché si è già confrontato con consapevolezza e con tematiche di natura morale, per ciò che concerne l’atto di alimentarsi. Tuttavia questo non significa affatto che chi segue un’alimentazione vegetale, abbia in automatico un sano rapporto con il cibo, non è assolutamente detto.

Cosa ne pensi di questa chiave di lettura? Ti rivedi in questa metafora?

Tengo a specificare che laddove il rapporto con il cibo sia così compromesso e coinvolto in questioni profonde, è ovviamente il caso di rivolgersi a uno psicoterapeuta per un supporto adeguato.

Chi Sono

Dott.ssa Roberta Bartocci

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