Wegovy e Mounjaro, semaglutide e tirzepatide, ovvero farmaci agonisti del GLP-1, si stanno diffondendo moltissimo come risposta farmacologica a obesità e sovrappeso. Si tratta di una realtà che non può essere ignorata.
Il dato più aggiornato e autorevole è il Rapporto OsMed 2025 di AIFA, pubblicato nell’agosto 2026. AIFA segnala una crescita molto forte di semaglutide e tirzepatide: considerando il canale privato, nel 2025 i loro consumi sono aumentati complessivamente dell’85,7% rispetto al 2024, mentre la spesa è cresciuta del 75,8%.
Il dato sulla tirzepatide è ancora più eloquente: nel 2025 è diventata il primo farmaco di fascia A acquistato privatamente dagli italiani per spesa, con 225,5 milioni di euro pagati direttamente dai cittadini. A questi si aggiungono 123,4 milioni a carico del SSN. Per semaglutide AIFA riporta invece 430 milioni di euro a carico del SSN e 162,7 milioni acquistati privatamente.
Eppure, c’è un dibattito che accompagna la diffusione di farmaci come Wegovy e Mounjaro: è giusto utilizzarli per dimagrire? Sono una scorciatoia? Non sarebbe meglio semplicemente mangiare meno e fare più attività fisica?
La mia posizione non è né entusiasticamente a favore né pregiudizialmente contro.
Penso che siano farmaci e che, come tali, vadano utilizzati quando ce n’è realmente bisogno. Non per perdere qualche chilo e diventare super skinny, come stiamo vedendo per alcune star dello spettacolo, ma quando il peso rappresenta davvero un problema e le altre strade sono state tentate seriamente.
E sul significato di “seriamente” vale la pena intendersi.
Prima, però, ricordo brevemente su cosa si basa il meccanismo d’azione dei farmaci oggetto di questo articolo.
Come funzionano Wegovy e Mounjaro? – Box
Gli agonisti del recettore del GLP-1 imitano l’azione di un ormone prodotto naturalmente dall’intestino in risposta all’arrivo del cibo. Agiscono sulla regolazione della glicemia, rallentano lo svuotamento gastrico e intervengono sui meccanismi che regolano fame e sazietà. La tirzepatide agisce anche sul recettore di un secondo ormone, il GIP (Glucose-dependent Insulinotropic Polypeptide), con un effettore quindi, più amplificato.
Questi effetti aiutano a comprendere sia la riduzione dell’appetito e del desiderio di cibo di cui parleremo più avanti, sia alcuni degli effetti gastrointestinali che possono comparire durante la terapia.
In quali casi scegliere di assumere Wegovy o Mounjaro?
Torniamo all’opportunità della scelta di assumere questi farmaci. Non voglio qui aprire un dibattito filosofico sul rapporto alterato con il cibo dell’uomo moderno, ma soffermarmi solo su quella che oggi è una realtà di fatto e su come farne buon uso.
Il primo caso ha a che fare con quella pessima e frustrante condizione che è lo stallo del peso: nonostante un’alimentazione adeguata e un’attività fisica costante mantenute per un congruo periodo di tempo, il peso — o meglio, il grasso corporeo — non diminuisce.
Aver fatto venti diete nella vita non significa necessariamente aver tentato venti strategie efficaci. Se ogni volta si segue una dieta molto restrittiva per un mese o due, per poi tornare a mangiare in maniera disordinata o eccessiva, non si è realmente verificato cosa può succedere con un’alimentazione ben costruita, adeguata anche dal punto di vista proteico e mantenuta per un tempo congruo.
Lo stesso vale per l’attività fisica. “Cammino quando ho tempo” non significa avere uno stile di vita attivo. Non dobbiamo diventare atleti olimpici, ma il movimento, perché produca degli adattamenti, ha bisogno di una certa costanza: in qualche modo deve entrare in agenda e smettere di essere ciò che facciamo soltanto quando avanza tempo.
Poi, però, ci sono persone che tutto questo lo hanno fatto davvero.
Hanno seguito per un tempo ragionevole un’alimentazione equilibrata, hanno fatto attività fisica con continuità, magari hanno sperimentato anche strategie più specifiche, come un’alimentazione low carb o una dieta chetogenica. E nonostante questo il peso è bloccato.
Continuare a dire a queste persone semplicemente “devi mangiare meno e muoverti di più” non è utile, anzi.
E qui vengo al secondo aspetto: la frustrazione di continuare a impegnarsi senza vedere risultati. Soprattutto quando non si è più giovanissimi, magari si arriva da una storia di tante diete, una vita piena di impegni e un rapporto con il proprio corpo già abbastanza faticoso.
In queste situazioni un aiuto farmacologico può avere un senso.
Wegovy e Mounjaro sono infatti autorizzati per il controllo del peso nelle persone con obesità o, in presenza di determinate condizioni associate, con sovrappeso, come supporto a un’alimentazione a ridotto apporto calorico e all’attività fisica [1,2]. Non nascono quindi per sostituire lo stile di vita.
Certo, si tratta di farmaci e, come tutti i farmaci, ci sono effetti collaterali, di cui non parlerò qui, ma che vanno sempre messi sul piatto della bilancia rispetto ai rischi per la salute connessi all’obesità. E quando, per i motivi descritti sopra, non si intravedono per quella persona strade alternative, quella di semaglutide o tirzepatide può essere una via sensata da prendere in considerazione.
Guarda il mio canale YouTube sulla miniserie dedicata a Wegovy e Mounjaro, in cui racconto anche casi pratici di pazienti.
La domanda che trovo molto più interessante è un’altra:
se il farmaco finalmente aiuta, come posso utilizzare efficacemente questo periodo, anche in vista del futuro, se e quando l’assunzione del farmaco verrà ridotta o sospesa?
Se finalmente il peso scende, non pensiamo soltanto alla bilancia
Quando questi farmaci funzionano bene può succedere qualcosa che, per una persona che combatte con il peso da anni, ha quasi dell’incredibile: improvvisamente mangiare meno, diventa facile.
La fame diminuisce, ci si sazia prima e per alcune persone si abbassa moltissimo anche il food noise: quel pensiero fisso e costante rivolto al cibo.
Alcuni miei pazienti me lo hanno raccontato quasi come una liberazione.
Soprattutto quando c’è un rapporto complicato con il cibo, che gli agonisti GLP 1 spengono temporaneamente, credo sia utile lanciare lo sguardo un po’ più avanti.
Il farmaco verrà assunto per sempre? Che cosa succederà se e quando verrà ridotto o sospeso? Tornerà la stessa fame? Tornerà il food noise? Come reagirà il peso?
Non possiamo saperlo in anticipo nella singola persona.
Sappiamo però che il recupero ponderale dopo la sospensione dei GLP-1 è un problema reale. Una revisione sistematica e meta-regressione pubblicata nel 2026 ha rilevato un recupero significativo del peso dopo l’interruzione della terapia; nei trial disponibili per l’analisi, a un anno dalla sospensione risultava recuperato mediamente circa il 60% del peso precedentemente perso, anche se gli stessi autori sottolineano limiti e rischio di bias degli studi disponibili [3].
Per questo penso che il periodo durante il quale il farmaco funziona possa essere considerato anche come una finestra di opportunità, non soltanto per dimagrire, ma per costruire un rapporto diverso con il cibo mentre dimagrire è diventato meno faticoso.
La motivazione ritrovata per un peso che finalmente si vede scendere, può essere il motore da utilizzare per costruire una routine di attività fisica che abbia finalmente una sua regolarità; un modo di mangiare che non sia l’ennesima parentesi dietetica. E anche un lavoro sul rapporto con il cibo, che non diventa improvvisamente inutile solo perché il farmaco ha abbassato la fame.
Anzi.
Se per anni ho avuto il cibo continuamente in testa e improvvisamente quel rumore si abbassa, può essere interessante osservare come cambia il comportamento quando non si deve continuamente combatterci.
E se la persona mangia vegetariano o vegano, oppure vuole semplicemente spostare maggiormente la propria alimentazione verso il vegetale, c’è anche un altro aspetto da affrontare: i pregiudizi che ancora molti professionisti della salute hanno nei confronti degli stili alimentari vegetali, pensando che non portino sufficienti proteine e altri nutrienti, o che non possano essere declinati in versione low carb, se questa – come spesso accade – è la prescrizione.
Cosa c’è di vero? E’ possibile mangiare vegetale se si assumono questi farmaci?
Alcune persone sono arrivate da me proprio durante l’assunzione di questi farmaci.
Qualcuno perché già vegetariano o vegano, qualcun altro perché aveva iniziato a percepire la carne come particolarmente pesante a livello digestivo e cercava una guida per introdurre alternative proteiche vegetali.
A livello di soluzioni, in realtà, non sono molto diverse da quelle che possiamo adottare nei casi in cui si seguano diete fortemente ipocaloriche, ovvero: più si riduce la quantità complessiva di cibo, più diventa importante la sua qualità nutrizionale.
Se si mangia pochissimo e quel poco è costituito prevalentemente da frutta, verdura, qualche cracker e 3 mandorle, si può avere un’alimentazione apparentemente “sana” ma troppo povera di proteine e di alcuni micronutrienti.
Le raccomandazioni nutrizionali più recenti per le persone in terapia con GLP-1 richiamano proprio l’attenzione sull’adeguatezza proteica e nutrizionale quando l’appetito e l’introito energetico diminuiscono molto [4], esattamente come ci si regola per altre situazioni di dieta restrittiva.
Questo non significa trasformare ogni pasto in una corsa alle proteine.
Significa imparare a riconoscere quali alimenti sono realmente buone fonti proteiche, perché nel mondo vegetale non tutto ciò che viene percepito come proteico lo è nella stessa misura.
Tofu, tempeh, seitan, lupini e altri legumi hanno un ruolo centrale, compresi i loro derivati come ad esempio yogurt e bevande vegetali purché abbiano un discreto contenuto proteico e non abbiano zuccheri aggiunti, ovvero “calorie vuote”, cioè apporto energetico senza apportar però elementi essenziali come minerali e vitamine.
Uno yogurt vegetale non è automaticamente uno yogurt proteico. E persino tra diverse bevande di soia la quantità di proteine può cambiare parecchio: esistono prodotti che ne contengono poco più di 1 grammo per 100 ml e altri formulati ad alto contenuto proteico che arrivano intorno ai 5 grammi.
Lo stesso ragionamento vale per frutta secca e semi. Sono alimenti preziosi, ma prevalentemente fonti di grassi e non possono essere considerati automaticamente equivalenti a tofu, tempeh o legumi come fonte proteica. Fanno eccezione alcuni semi particolarmente interessanti da questo punto di vista, come canapa e zucca, di cui ho parlato anche in altri contenuti.
Anche tra le verdure può essere utile scegliere quelle con una maggiore densità nutrizionale: asparagi, carciofi, cime di rapa, funghi, rucola e spinaci, per esempio, possono contribuire, a parità di volume, a introdurre nutrienti importanti.
Sono dettagli che diventano molto meno dettagli quando, dopo poche forchettate, sei già sazio.
E questo ci porta al secondo problema.
Un’alimentazione vegetale può essere molto voluminosa: cosa succede se ti sazi subito?
Verdure, legumi, frutta, cereali integrali: sono tutti alimenti che fanno normalmente parte di una buona alimentazione vegetale e una loro caratteristica è quella di apportare molta fibra e quindi, molto volume. Aspetto, questo, che di solito diventa vantaggioso proprio nelle comuni diete in cui l’apporto di alimenti ricchi in fibra aiuta a raggiungere un buon livello di sazietà.
Invece, quando si assumono semaglutide o tirzepatide, durante le prime fasi della terapia, soprattutto durante l’aumento della dose, nausea, pesantezza, sazietà precoce, stipsi o altri disturbi gastrointestinali sono relativamente comuni [1,2]. Per molte persone tendono a ridursi nel tempo, ma intensità e durata non sono uguali per tutti.
E quindi la stessa alimentazione vegetale va adattata.
Se prevale la stipsi, per esempio, fibra, idratazione e movimento diventano particolarmente importanti. Ma se il problema è che dopo pochissimo cibo ti senti completamente pieno, aggiungere enormi quantità di verdura e fibra perché “fanno bene” può essere controproducente.
In alcune fasi utilizzo, per esempio, anche l’alternanza tra verdure intere ed estratti di verdura. L’estratto non è equivalente alla verdura intera perché viene allontanata gran parte della fibra, e quindi non deve diventare un sostituto sistematico. Può però rappresentare, in alcuni momenti, un modo per introdurre alcuni micronutrienti importanti, come vitamine e sali minerali, con un volume e una quantità di fibra inferiori.
La logica è sempre la stessa: non costruire sulla carta la dieta vegetale perfetta; costruire quella che quella persona riesce realmente a mangiare, digerire e sostenere.
Ed è proprio questo principio che mi porta anche al tema dei carboidrati.
Con Wegovy e Mounjaro bisogna mangiare low carb?
Sulla carta, no. L’assunzione di questi farmaci non richiede automaticamente né una dieta low carb né, tantomeno, una dieta chetogenica.
Senz’altro la qualità dei carboidrati introdotti deve essere curata, evitando gli alimenti raffinati e poco nutrienti. È un aspetto particolarmente importante per lo stesso motivo espresso sopra: quando la quantità di cibo introdotta è bassa, quella quantità deve avere una buona qualità nutrizionale.
Ci sono però persone alle quali una riduzione dei carboidrati viene indicata anche dal medico e altre nelle quali può essere una strategia nutrizionale da valutare. Senza dover necessariamente ricorrere ad approcci estremi, trovo spesso interessante lavorare in quella grande zona intermedia che esiste tra una dieta molto ricca di carboidrati e una chetogenica, ovvero nella fascia moderate carb.
Moderate carb e vegetale: perché può essere un buon compromesso
Quando parlo di alimentazione moderate carb intendo un approccio che metta in equilibrio quantità, proporzioni e abbinamenti, permettendo di mantenere presenti tutti i gruppi alimentari all’interno di un’alimentazione vegetale e, contemporaneamente, di costruire pasti con un impatto glicemico più controllato e una buona capacità saziante.
Ed è un aspetto che mi interessa soprattutto pensando al futuro.
Se si assume un farmaco che riduce molto la fame, si potrebbe essere tentati di seguire una strategia estremamente restrittiva semplicemente perché in quel momento si riesce a farlo, visto che l’appetito e il desiderio di cibo sono bassi.
Ma riuscire a fare qualcosa perché non si ha fame non significa necessariamente che quella strategia sarà sostenibile quando la fame tornerà.
Preferisco quindi lavorare già durante la terapia farmacologica su un sistema che abbia qualche possibilità di accompagnare la persona anche dopo: buon apporto proteico, di fibre e di grassi prevalentemente insaturi, con i carboidrati presenti ma modulati in funzione della persona, dell’attività fisica, del quadro metabolico e della risposta individuale.
Non esiste una proporzione universale.
Esiste però un principio che per me conta molto: la sostenibilità non è un dettaglio da affrontare dopo aver costruito la dieta scientificamente perfetta, ma è una parte della strategia stessa.
È anche il motivo per cui da molti anni lavoro sulle versioni vegetali delle alimentazioni a carboidrati ridotti e ho dedicato a questo argomento il libro Low Carb Veg.
Quando si mangia vegetale, ridurre i carboidrati significa soprattutto imparare a scegliere alimenti, proporzioni e abbinamenti, evitando che cereali, pane, pasta e altri alimenti ricchi di carboidrati finiscano per occupare automaticamente la maggior parte del pasto e saper conoscere bene i singoli alimenti per selezionare, all’interno dei vari gruppi alimentari, quelli più funzionali, abbinandoli e proporzionandoli nella maniera più funzionale.
E quando Wegovy o Mounjaro verranno ridotti? Tornerà il food noise?
Lo studio INFORM, pubblicato nel 2026 su 550 persone che utilizzavano semaglutide per il controllo del peso, ha rilevato una forte riduzione del food noise riferito dai partecipanti [5]. È uno studio retrospettivo, basato sul ricordo dei partecipanti e con diversi autori affiliati a Novo Nordisk.
“Dottoressa, per la prima volta non penso continuamente al cibo, ma ho paura che torni tutto come prima”, è quello che mi dicono i pazienti che assumono Wegovy e Mounjaro che avevano problemi di alimentazione disordinata, fame emotiva e food noise.
Può succedere che la fame aumenti nuovamente e che il food noise si riaffacci. Non possiamo sapere in anticipo con quale intensità né possiamo prevedere esattamente come reagirà il peso della singola persona.
È una fase che andrà osservata mentre accade, per quanto riguarda la gestione del farmaco e adattando di conseguenza l’alimentazione in base alla sintomatologia eventuale. Ma c’è qualcosa che possiamo fare molto prima: approfittare di questo “momento di grazia” per iniziare a costruire una relazione con il cibo più equilibrata.
Il “paracadute” va preparato molto prima che possa esserci la necessità di aprirlo.
Significa, quindi, avere un’attività fisica che non dipenda più dal “se oggi ho tempo”, avere sperimentato un modo di mangiare flessibile, saziante e compatibile con la propria vita.
E anche aver iniziato un lavoro sulla relazione con il cibo. Su questo punto, ciò che propongo nei miei percorsi come primo passo, è sempre l’ascolto di sé.
Riconoscere la fame. Accorgersi della sazietà. Osservare quando si mangia senza fame e che cosa stiamo cercando in quel momento. Cosa ci diciamo, come ci parliamo riguardo il cibo. Imparare a conoscere il proprio modo di funzionare senza trasformare ogni scelta alimentare in una regola da rispettare.Distinguere un desiderio di cibo da un automatismo. Imparare a destrutturare un automatismo e sostituirlo con abitudini funzionali. Questo non si fa con una prescrizione alimentare: “ mangia quello invece di questo”, ma con un lavoro più profondo.
Il farmaco non fa questo lavoro al posto nostro, ma può, in alcune persone, abbassare temporaneamente un rumore che prima rendeva tutto molto più difficile.
Se per una volta quel rumore si è abbassato, perché non utilizzare anche questo spazio per imparare ad ascoltare meglio tutto il resto?
È qui, secondo me, che Wegovy o Mounjaro possono smettere di essere semplicemente “il farmaco che mi fa mangiare meno” e possono diventare uno strumento di supporto all’interno di un percorso più grande, arrivando all’eventuale fase successiva avendo costruito qualcosa nel frattempo.
Domande frequenti
Si può seguire un’alimentazione vegana o vegetariana con Wegovy e Mounjaro?
Sì. Non esiste un’incompatibilità tra questi farmaci e un’alimentazione vegetariana o vegana. Quando l’appetito e le quantità di cibo diminuiscono molto, però, è particolarmente importante curare densità nutrizionale, apporto proteico e micronutrienti.
Quali proteine vegetali scegliere se si ha poco appetito?
Tofu, tempeh, seitan, lupini e altri legumi sono tra le fonti che possono essere utilizzate. Possono contribuire anche alcuni semi e tipi di frutta secca particolarmente ricchi di proteine. Anche yogurt e bevande vegetali possono essere utili, ma la quantità di proteine varia molto da prodotto a prodotto: leggere le etichette diventa quindi particolarmente importante.
Bisogna eliminare pane e pasta con Wegovy o Mounjaro?
No. Una dieta low carb o chetogenica non è un requisito della terapia. In alcune persone può essere indicato o utile modulare la quantità e la distribuzione dei carboidrati, ma è una scelta che va fatta sulla situazione individuale. Anche la loro qualità, le quantità, le proporzioni e gli abbinamenti all’interno del pasto sono aspetti da considerare.
Si possono mangiare i legumi?
Sì. Sono interessanti sia per le proteine sia per la fibra. Se sazietà precoce o disturbi gastrointestinali rendono difficile consumarne grandi quantità, si può lavorare su porzioni, preparazioni e abbinamenti funzionali.
Ti invito a guardare il mio canale YouTube e ti ricordo che, se ritieni di aver bisogno di supporto per un percorso che ti porti davvero a un cambiamento, puoi rispondere al questionario per accedere a una call gratuita con me, durante la quale valuterò la tua situazione.
Bibliografia essenziale
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Budini B, Luo S, Tam M, et al. Trajectory of weight regain after cessation of GLP-1 receptor agonists: a systematic review and nonlinear meta-regression. EClinicalMedicine. 2026;93:103796. doi:10.1016/j.eclinm.2026.103796.
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