Ormai non mangio più nulla e ingrasso.

Una volta mi bastava mangiare un po’ meno e perdevo subito peso, ora niente..

Ho il terrore di riprendere i kg persi una volta finita la dieta. 

Una delle categorie che più spesso vedo in studio è quella di persone che riferiscono quanto sopra, praticamente tutte appartenenti al gentil sesso.

Queste donne hanno in comune una cosa: una storia di numerose diete alle spalle, spesso drastiche con calorie molto basse – 1300, 1200, anche 1000 kcal al giorno –  che hanno dato risultati solo momentanei. 

Nel lungo termine tuttavia, proprio quelle diete hanno posto le basi per un progressivo aumento di peso e una sempre maggiore difficoltà a perderlo. E’ il cosiddetto paradosso della dieta, ben rappresentato nell’immagine presa dal web che ne illustra il tipico andamento: periodi di dieta intervallati da situazioni di peso via via più elevato. 

Le diete drastiche infatti, danneggiano le cellule perché le privano di nutrienti essenziali. Quando si introducono troppe poche calorie, i meccanismi omeostatici dell’organismo sfruttano la poca energia introdotta per le funzioni vitali (respirazione, attività cardiaca, cerebrale, etc), estraendo nutrienti dall’osso e dal muscolo. Ciò che accade quindi, quando affamiamo il nostro corpo con diete drastiche nella speranza di perdere peso è danneggiare le nostre cellule, ovvero deperire e indebolirci, non dimagrire. 

Il risultato è un metabolismo sempre meno elastico: basta quella fetta di torta ad un compleanno o un pizza e un bicchiere di birra per prendere peso e occorre una gran fatica per perderlo.

Questo accade perché le diete drastiche erodono proprio quella massa cellulare essenziale per consentire di perdere peso in salute, cioè grasso, conservando la massa magra, perchè rimpiccioliscono il nostro “motore”. 

Riporto lo screen shot dell’esame bioimpedenziometrico (vedi qui) di un caso tipico di difficoltà ostinata a perdere peso: il caso di una giovane donna che aveva seguito diverse diete nella sua vita, per arrivare poi ad uno stallo. 

Ecco cosa succede quando ci si affama con diete a bassissime calorie ripetute nel tempo: le membrane cellulari, l’involucro esterno delle nostre cellule, essenziali attori di un metabolismo efficiente, non mantengono più la loro integrità, non conservano le strutture di scambio di nutrienti, con conseguente versamento di liquidi all’esterno e diminuzione di quello interno, cosa ben visibile dall’esame bioimpedenziometrico  in termini di acqua extracellulare (ECW) notevolmente oltre il range di normalità (corrispondente alla barra verde) e quella intracellulare (ICW) notevolmente sotto il range. I valori rilevati dall’esame per la paziente in questione sono rappresentati dalla “stellina”.

Cellule non funzionanti, significa anche metabolismo non funzionante. Cellule disidratate, impoverite, malnutrite, come possono garantire un metabolismo efficiente?  

Eppure, molte donne, sono convinte che affamarsi sia l’unico modo per controllare il loro peso. 

Nell’articolo dedicato alla “ristrutturazione metabolica” (Riattivare un metabolismo in stallo – caso pratico), che pubblicherò tra pochi giorni, racconterò il lavoro fatto nel caso qui citato per invertire la rotta di questa situazione e riprendere a perdere peso in salute.