Iodio e mare, è vero che respirando l’aria di mare si assume iodio?

Una frase che tanti di noi hanno sentito dai propri genitori e nonni, “andare al mare per prendere un po’ d’aria respirando iodio”.

Questa convinzione deriva dal fatto che in riva al mare, si respira l’aerosol marino, ovvero delle particelle di acqua marina che finiscono nell’aria e da qui nelle vie aeree di chi si trova in spiaggia.

L’acqua di mare è ricca di minerali, tra cui lo iodio, elemento che nel nostro organismo è necessario per la formazione degli ormoni tiroidei, i quali, a loro volta, orchestrano importanti funzioni basilari.

In realtà lo iodio che può essere assorbito attraverso le mucose nasali è una quantità infinitesima e non significativa per coprire il fabbisogno di iodio.

In un’alimentazione a base vegetale lo iodio deriva principalmente dagli alimenti vegetali ed il suo contenuto dipende a sua volta da quanto ne è presente nei suoli in cui i vegetali sono coltivati. I suoli in prossimità delle coste sono più ricchi di iodio di quelli più lontani dal mare.

Tuttavia, consumare vegetali coltivati in prossimità delle coste non sempre è sufficiente al fine di garantire un adeguato apporto di iodio, è fondamentale anche il metodo di coltivazione, che deve essere naturale (preferibilmente biologico o biodinamico). Metodi di coltivazione intensivi infatti, impoveriscono i suoli di importanti nutrienti e di conseguenza i vegetali coltivati su di essi ne sono a loro volta poveri. Nel 2015 a questo proposito la FAO lanciò una campagna dedicata al benessere dei suoli, con l’intento di sensibilizzare gli attori coinvolti sull’importanza di coltivare a basso impatto per garantire cibo sano e nutriente.

Peraltro in Italia, la questione dell’apporto di iodio è sotto osservazione dalle autorità sanitarie, nonostante il nostro paese sia una stretta lingua di terra nel mare, e consiglia a tutta la popolazione di assumere sale iodato, un cucchiaino al giorno, evitando di usarlo in bollitura, è sufficiente a coprire il fabbisogno.

Il sale rosa dell’himalaya, da molti amato non è invece una buona fonte di iodio, a differenza del sale di roccia, reperibile nei negozi di alimentazione naturale.

Se si dovesse ravvisare la necessità di aumentare l’apporto di iodio, si può ricorrere all’impiego di alghe nell’alimentazione. É sufficiente aggiungere piccole quantità, ad esempio sulle verdure a fine cottura, per arricchire l’alimentazione di iodio in modo naturale.